Tra l‘auspicabile e il realizzabile

Nelle case di cura, il 30% dei residenti desidera essere sessualmente attivo. Il diritto e l‘accettazione dei bisogni sessuali viene gestito in modo diverso a seconda del paese e delle condizioni culturali.

La mancanza di zone libere o di ritiro impedisce i contatti intimi. Gli operatori sanitari spesso entrano nelle stanze senza bussare o senza aspettare l‘invito a entrare, e pochissime case hanno linee guida per gestire con sensibilità il desiderio e la passione.

 L’accompagnamento professionale o gli operatori/le operatrici sessuali professioniste sono raramente coinvolte o non sono affatto disponibili. L’assistenza di cura agisce direttamente sul corpo, e soprattutto quando si tratta di igiene intima, possono sorgere bisogni e desideri che spesso provocano resistenza o irritazione tra gli operatori sanitari e di seguito, vengono ignorati o addirittura sanzionati. Soprattutto i/le giovani ancora in formazione professionale, si sentono impreparati a reagire adeguatamente alle avances sessuali. Alle persone con disturbi cognitivi, spesso non è chiaro il motivo perché non sono autorizzati a esprimere questi bisogni e sentimenti. Meno cognizione significa più emozione.
Pertanto, le persone con disturbi cognitivi sviluppano un sistema sensoriale molto sensibile alle degradazioni che si fissano nei loro ricordi nonostante i deficit di memoria.

Chi si prende cura dei nostri bisognosi?

L'8 marzo parte il nuovo corso di qualificazione per l’assistenza nei confronti di persone affette da demenza

Una importante ricerca sulla situazione delle badanti a domicilio

L’Istituto di medicina generale ha avviato un’indagine sul carico assistenziale

SOS malati di demenza

A marzo un corso per formare badanti speciaizzate in Alzheimer e dintorni

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