Assistenza ai malati di demenza

Nuove proposte per le famiglie che cercano aiuto

da sinistra a destra: lo specialista Adolf Putz, davanti Edith Moroder, Luise Prossliner e Monika Untermarzoner del Consiglio direttivo ASAA e dietro Ulrich Seitz, Presidente ASAA

Nuove proposte per le famiglie che cercano aiuto nell’assistenza ai malati di demenza

Si sta concludendo un anno estremamente impegnativo con migliaia di ore di lavoro volontario nell’associazione Alzheimer Alto Adige ASAA. Nell’ambito del progetto “Sollievo-Miteinander”, il sostegno concreto alle famiglie altoatesine che assistono a domicilio parenti affetti da demenza comprende soprattutto screening per chiarire i casi sospetti di Alzheimer e visite a domicilio da parte di terapeuti esperti per alleviare il difficile processo di assistenza. Allo stesso tempo, dal 2026 ci sarà un nuovo focus sulla terapia del movimento con il titolo “dare luce”, che può essere richiesto tramite l’associazione ASAA. Il presidente di ASAA, Ulrich Seitz, spera che si faccia centro e che si riesca a fornire un supporto ancora migliore a chi assiste, non solo i malati, ma anche gli assistenti domiciliari, che spesso devono garantire un carico di lavoro di 24 ore su 24 nelle condizioni più difficili. Anche la consulenza legale sull’eventuale rimborso delle spese per le case di cura per i pazienti affetti da demenza che necessitano di cure mediche intensive è ancora di attualità. Gli interessati possono ottenere tutte le informazioni necessarie tramite richiesta a info@asaa.it o il numero verde 800660561.

Secondo Seitz, nelle ultime settimane è stata lanciata una serie di eventi intitolata “Essere umani – rimanere umani”, che ha avuto un’ottima accoglienza da parte del pubblico. Finora sono stati affrontati con gli esperti i seguenti temi: terapia del dolore/fine vita, pericoli di caduta in caso di demenza e testamento biologico.

Secondo lo specialista Franz Ploner, nella terapia del dolore di fine vita sono spesso utili misure mediche per alleviare il dolore, come farmaci (oppioidi, steroidi), radioterapia o chemioterapia. Tuttavia, il supporto psicologico e sociale, come le discussioni su questioni esistenziali e il coinvolgimento dei familiari, sono altrettanto importanti per migliorare la qualità della vita. In particolare, le tecniche basate sulla mindfulness e il rafforzamento dei contatti sociali aiutano a distogliere l’attenzione dal dolore e ad aumentare la resilienza psicologica. L’infermiera e autrice Sabine Foraboschi sottolinea che le conversazioni sulla revisione della vita, sul senso della vita o sulla fede aiutano a collocare il dolore in un contesto più ampio. Il coinvolgimento dei familiari è e rimane fondamentale, in quanto può ridurre l’ansia, contribuendo così ad alleviare il dolore.

da sinistra a destra: il medico generico Doris Gatterer e Ulrich Seitz, Presidente ASAA

Il medico di base Doris Gatterer sottolinea invece che le persone affette da demenza hanno un rischio di caduta fino a 20 volte maggiore, poiché interagiscono i disturbi cognitivi (valutazione errata dei pericoli, andatura instabile) e i sintomi fisici (problemi di equilibrio, debolezza muscolare), spesso esacerbati dai farmaci e da un ambiente che favorisce le cadute. Per ridurre il rischio, un ambiente di vita adattato (meno pericoli di inciampo, luci notturne), esercizi mirati (forza/equilibrio), nonché una revisione dei farmaci e controlli regolari della vista e dell’udito sono importanti per prevenire conseguenze gravi come le fratture dell’anca.

Lo specialista Adolf Putz spiega nelle sue osservazioni che oggi è possibile preservare la vita umana anche in situazioni estremamente precarie, in cui è dubbio se il prolungamento della vita sia nell’interesse dei pazienti interessati. Inoltre, le misure di terapia intensiva alla fine della vita possono spesso ritardare il processo di morte solo a breve termine. Dobbiamo quindi decidere quale delle opzioni mediche disponibili vogliamo utilizzare efficacemente in ogni singolo caso. Poiché nelle società moderne le persone valutano in modo diverso i limiti fisici e mentali, la persona interessata dovrebbe, se possibile, decidere da sola se le misure di mantenimento in vita debbano essere continuate o meno, sottolinea l’esperto.

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