Chi ha bisogno di capire di più la situazione dei pazienti affetti da demenza, dal capirne le condizioni mediche per aiutarlo ad avere un decorso meno invasivo possibile, al capire quali strategie e comportamenti seguire per accompagnarlo a vivere con almeno un po’ di soddisfazione questa sua vita da ammalato, non può mancare il pomeriggio del prossimo giovedi 12 dicembre nella sala dell’associazione Alzheimer di piazza Gries all’interessante incontro dal titolo “Le demenze: un problema familiare plurale. Riconoscerle, accettarle, curarle (per rallentarne il decorso)”.

Dopo i saluti, non di circostanza, dell’assessore comunale Juri Andriollo, della Direttrice dell’ASSB, Liliana Di Fede, e del Presidente della locale associazione Alzheimer, Ulrich Seitz, prenderanno la parola tre importanti esperti delle problematiche sanitarie connesse alle demenze, il prof. Giuseppe Alfredo Iannoccari, professore di Scienze Umane alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Statale di Milano, il dott. Tommaso Bovi,  Neurologo dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, il dott. Paolo Bovi,  Neurologo, già Primario all’Ospedale Borgo Trento di Verona. Dopo queste tre relazioni interverrà Laura Turati, responsabile scientifico Cedocs, che approfondirà il tema della “longevità sana”, cioè i casi concreti di vita in famiglia con un malato di demenza.

L’incontro del prossimo 12 dicembre, che avrà inizio alle 15 e 30, è stato organizzato da un importante agenzia educativa bolzanina, il Cedocs, assieme all’Associazione Alzheimer ASAA Alto Adige. L’entrata è gratuita ed è gradita la preiscrizione. Per preiscriversi si digita questo indirizzo in internet: https://www.cedocs.it/convegno-demenze e con grande semplicità si invia la propria scheda di pre-iscrizione.

Al termine del convegno, Cedocs ed Associazione Alzheimer ASAA presenteranno la terza edizione, in partenza dal 24 gennaio 2020, del corso di preparazione per persone che vogliono acquisire le competenze necessarie a gestire i malati di demenza utilizzando attività di compagnia, forme di coinvolgimento attivo dei malati, ma anche nozioni di carattere infermieristico e di primo soccorso. Il corso è aperto a tutti gli interessati, alle persone dedite all’assistenza ma anche ai famigliari di persone affette da demenza.

Sulla base delle esperienze concrete sviluppate durante lo svolgimento dei primi 2 corsi, già organizzati tra ASAA e Cedocs negli anni 2018 e 2019, che hanno tra l’altro registrato notevole successo in termini di risultati e di soddisfazione dei frequentanti, è stato deciso per la riprogettazione dell’iniziativa, rivolta a persone coinvolte nell’assistenza domiciliare, di voler focalizzare ulteriormente i contenuti che riguardano l’aspetto di cura e di trattamento da assicurare a soggetti affetti da varie forme di demenza. Il progetto con 60 ore di lezione in aula, sottolinea Ulrich Seitz dell’Associazione Alzheimer Alto Adige, contiene   molte questioni, che danno la possibilità di completare la professionalità delle persone che prestano attività a domicilio, anche sotto l’aspetto psicologico-culturale e dell’uso attivo del tempo, integrando così l’offerta informativa che è attualmente focalizzata soprattutto sui temi dell’assistenza domestica e su quelli di carattere para-infermieristico. Il corso è molto particolare ed è rivolto alla partecipazione dei famigliari di persone affette da demenza, così da dare loro gli strumenti per aiutare con maggior efficacia e con meno stress personale i loro cari. Al centro dell’impegno di ASAA, dice Seitz saranno gli aspetti relazionali e quelli dell’utilizzazione attiva del tempo da parte della persona in difficoltà, mettendo in atto comportamenti e stimoli che, partendo dalla storia personale dell’anziano, dalle sue competenze e dai suoi interessi ne conservino vigile l’attenzione al mondo circonstante e il desiderio partecipativo sociale.

Questo è fondamentale, ribadisce Seitz per combattere l’abbandono alla malinconia e l’isolamento che portano al rapido decadimento sia mentale che fisico negli anziani, ma non solo negli anziani.

Articolo nel giornale Alto Adige, sabato 30 novembre 2019