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Marathon 2019

Run for Life Südtirol goes New York City

il 3 novembre 2019

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Conclusione di successo per il primo progetto altoatesino di formazione per badanti e familiari, impegnati

Nella foto da sinistra a destra: imprenditore Alex Podini, ha dato patrocinio al corso, Ulrich Seitz, Presidente ASAA e Franco Gaggia di CEDOCS

In Italia, attualmente è più di un 1 milione di persone che soffrono di demenza. In Alto Adige sono circa 13.000, secondo le ultime stime.

I sintomi possono essere: perdita significativa della memoria (amnesia); cambiamenti di comportamento e alterazione della personalità; perdita di iniziativa e di interesse; problemi di linguaggio (afasia); confusione; perdita di orientamento nello spazio e nel tempo; incapacità a riconoscere persone, cose e luoghi (agnosia); incapacità a compiere gli atti quotidiani della vita – lavarsi, vestirsi, mangiare (aprassia); deliri e/o allucinazioni; totale dipendenza da chi assiste.

Il corso di qualificazione per badanti e familiari, impegnati nell’assistenza di malati, affetti da demenza, iniziato il 20 ottobre scorso, si conclude giovedì 6 dicembre al pomeriggio. La frequenza delle 12 corsiste è stata praticamente totale e la soddisfazione delle corsiste completa.

Il corso mirava a formare le badanti soprattutto ai compiti di compagnia della persona assistita, con lezioni dedicate agli aspetti relazionali, alle modalità di lettura, ai giochi, alla preparazione di pietanze tipiche, ma sono state tenute anche lezioni su aspetti di carattere assistenziale, di primo soccorso, di domotica, modalità per il sollevamento dei pesi,  approfondimenti sulle particolarità dei malati di forme di demenza.

Le badanti hanno ricevuto anche nozioni di carattere giuridico attinenti la loro attività.

Il corso ha voluto essere un’iniziativa che affianca ed integra i percorsi di formazione organizzati dalla Provincia per il personale di cura ed assistenza di persone anziane.

L’organizzazione è stata curata dall’associazione Alzheimer Alto Adige ASAA e dalla agenzia formativa Cedocs, con l’appoggio della Fondazione Podini e il contributo della Provincia Autonoma di Bolzano, Formazione professionale italiana.

Seitz ricorda che purtroppo la malattia, che colpisce prevalentemente gli anziani, si sta diffondendo sempre di più anche in Alto Adige, tra persone più giovani. Effettivamente, i nostri gruppi di auto-aiuto sono regolarmente in contatto con persone giovani da 30 e 59 anni. Solo nelle ultime settimane sono venuti a conoscenza di 10 nuovi casi di giovani, ancora pienamente attivi nella vita lavorativa, nella città di Bolzano. In totale siamo a conoscenza di ca. 50 casi in tutta l’Alto Adige, di giovani, che hanno avuto

Il coraggio di fare “l’outing” ed ammettere queste difficoltà, tante collegato ad una serie di pregiudizi, soprattutto per chi sta ancora nella vita lavorativa. Si tratta di un fenomeno molto preoccupante, dice Seitz, perché ci mancano le risorse, nonché i piano diagnostici terapeutici per aiutare questa specifica categoria di pazienti”. Questa situazione mi rende particolarmente triste, sottolinea Seitz.

Un problema particolare rappresenta in questo contesto lal cosiddetta demenza fronto-temporale, che rappresenta una malattia che colpisce principalmente la parte frontale e laterale del cervello e causa anormalità del comportamento, della personalità, del linguaggio e del movimento. Ricordiamo che con il termine demenza si indicano un insieme di malattie che portano a una perdita progressiva delle capacità mentali. Sono causate da danni alle cellule nervose (neuroni) che ostacolano sempre più gravemente le normali funzioni del cervello.

A differenza delle altre demenze, che affliggono generalmente persone di oltre 65 anni di età, la demenza fronto-temporale tende a manifestarsi in persone più giovani. La maggior parte dei casi accertati (diagnosticati) riguarda persone tra i 45 ed i 65 anni di età, sebbene possa manifestarsi anche in persone più giovani o più anziane. Come altri tipi di demenza, la demenza fronto-temporale tende effettivamente a progredire e a diventare più grave con il passare del tempo.

 

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Ogni 3 secondi una nuova forma di demenza

Giornata Mondiale Alzheimer. Ogni 3 secondi una nuova forma di demenza.

In Italia oltre 1,2 milioni di casi. Il rapporto della Federazione Alzheimer

A livello globale la demenza colpisce 47 milioni di persone, ed è la settima causa di morte. Molti Paesi non sono ancora dotati di strumenti diagnostici adeguati, di facile accesso agli studi clinici, di medici e ricercatori specializzati. La maggior parte delle persone con demenza nel mondo deve ancora ricevere una diagnosi. Questi i principali dati che emergono dal Rapporto Mondiale Alzheimer 2018 presentato dalla Federazione Alzheimer Italia.

World_Alzheimer_Report – da scaricare

21 SET – Ogni 3 secondi nel mondo una persona sviluppa una forma di demenza. A livello globale la demenza colpisce 47 milioni di persone. In Italia si stimano 1.241.000 casi. Nel 2018 la demenza è diventata una malattia da mille miliardi di dollari. E la demenza è la settima causa di morte in tutto il mondo e non esiste ancora una cura. Molti Paesi non sono ancora dotati di strumenti diagnostici adeguati, di facile accesso agli studi clinici, di medici e ricercatori specializzati. Come già rivelava il Rapporto Mondiale Alzheimer 2016, la maggior parte delle persone con demenza nel mondo deve ancora ricevere una diagnosi, oltre a un’assistenza sanitaria completa e continua.

Questi, in sintesi, i principali dati Rapporto Mondiale Alzheimer 2018 intitolato “Lo stato dell’arte della ricerca sulla demenza”, presentato oggi, in occasione della XXV Giornata Mondiale, dalla Federazione Alzheimer Italia, rappresentante per il nostro Paese di Adi – Alzheimer’s Disease International.

Adi sostiene che la demenza sia “una delle crisi globali a livello sanitario e sociale più significative del XXI secolo e per questo l’1% del costo sociale della demenza dovrebbe essere destinato al finanziamento della ricerca sulla demenza stessa”.

 

Paola Barbarino, Ceo di Adi: “Siamo molto orgogliosi di diffondere il Rapporto Mondiale Alzheimer 2018 – Lo stato dell’arte della ricerca sulla demenza, che fotografa la situazione attuale, le cause della mancanza di progressi rilevanti negli ultimi 20 anni e gli ostacoli che impediscono di trovare soluzioni adeguate. Il Rapporto esamina nuovi e interessanti lavori nel campo delle demenze, nuove frontiere nella ricerca e sottolinea la nostra richiesta fondamentale di aumentare i fondi per la ricerca. Senza investimenti significativi nella ricerca, infatti, non siamo in grado di superare nuove frontiere. È sorprendente in questo senso il rapporto tra demenza e cancro rispetto al numero di pubblicazioni: 1:12. Inoltre non ci sono abbastanza persone coinvolte nella ricerca sulla demenza: questo deve cambiare. Ci auguriamo che la diffusione di questo Rapporto aumenti la consapevolezza della malattia di Alzheimer e della demenza, e accenda un dibattito per portare il maggior numero possibile di governi e aziende a dedicare fondi e attenzione alle persone con demenza e alle loro famiglie affinché possano ottenere una migliore qualità di vita”.

 

Gabriella Salvini Porro, presidente Federazione Alzheimer Italia: “Un mondo in cui le persone con demenza e i loro familiari possano vivere bene e ottengano la cura e il sostegno necessari per mantenere dignità, rispetto, autonomia e uguaglianza. Questo è l’auspicio con cui l’Oms ha adottato lo  scorso anno Il Piano Globale sulla Demenza. Noi della Federazione Alzheimer Italia condividiamo lo stesso grande obiettivo. Per questo ci facciamo portavoce delle persone con demenza nel nostro Paese, sottolineando ancora una volta la necessità che il Piano Nazionale Demenze riceva gli adeguati finanziamenti mirati a promuovere interventi appropriati nella gestione integrata della demenza”.