Anna Gaburri, la Felicitatrice Sente-Mente che tanti ormai conoscono molto bene,
invita agli incontri del Sente-Mente-Caffè, rispettando tutte le regole, via Zoom:
a partire dal 13/1/21,
ogni mercoledì,
dalle ore 17 alle ore 19.

dedicato alle persone che vivono con demenza ed ai loro carepartners

 

“La demenza non può essere solo una tragedia, può e deve diventare un’opportunità per la famiglia, la persona, il territorio. A noi spetta inforcare quelle lenti per “giocare” insieme a loro la partita decisiva.”

Letizia Espanoli

Mercoledì 2 dicembre si è concluso il percorso dei Sente-Mente® Laboratori: uno straordinario viaggio di 12 tappe in cui i famigliari delle persone che vivono con demenza sono stati condotti nell’ampliare lo sguardo rispetto alla malattia, ad abbracciare le possibilità della vita che pulsa oltre la diagnosi, a sganciarsi da un fare focalizzato sul “capire” che insiste sulla cognitività, ad un “essere accanto” che si connette al proprio sentire ed a quello del proprio caro, scoprendo nuovi modi perpoter sempre creare una relazione speciale tra loro.
Come? La Felicitatrice Anna Gaburri, secondo la metodologia del Sente-Mente® Modello ideato da Letizia Espanoli, ha tradotto la parte teorica relativa alle più recenti conoscenze della Psicologia Positiva e delle Neuroscienze in esperienze da vivere, accompagnando i famigliari ad acquisire strumenti semplici ed innovativi di cura e di ben-essere.
Di settimana in settimanai famigliari si sono allenati nel metterli in pratica sperimentandoli nel vivere la quotidianità con il proprio carepartner, diventando capaci di accogliere, di comprendere, interpretare, dare significati e soluzioni ai comportamenti speciali, di mettere in campo la propria creatività per trasformare le difficoltà e la lista dei problemi in opportunità.
Un viaggio che si è snodato tra settembre e dicembre con un valore aggiunto: i famigliari stessi hanno evidenziato come questo percorso li abbia sostenuti e li abbia aiutati ad uscire da uno stato di impotenza per costruire la propria resilienza ed autoefficacia, nella relazione con il proprio caro, ma anche per affrontare la sfida di questi mesi che va a toccare ogni area di vita.
Un sentire che si è particolarmente accentuato in questo periodo delicato del Covi-19, in cui molti famigliari patiscono la distanza fisica con il proprio caro che vive in Residenza per Anziani o lontano da loro e quello di molti famigliari che accompagnano personalmente il proprio caro e percepiscono la sensazione di “essere lasciati da soli”.
In questo momento storico l’incertezza che tutti i componenti della famiglia sperimentano, eleva la sensazione di impotenza, di paura e di preoccupazione (“e se mi ammalo io, chi si prenderà cura dalla mia mamma?”) con il rischio di sgretolare la speranza e di avere grande difficoltà nel creare un clima sereno e di benessere con il proprio caro.

Per continuare a rimanere vicini alle famiglie, grazie al grande impegno del Presidente Ulrich Seitz e dei preziosi volontari di ASAA, da mercoledì 09 dicembre dalle 17.00 alle 19.00 si apriranno i Sente-Mente® Caffè in una versione flessibile tra incontri in presenza, appena sarà di nuovo possibile, e online, modalità sperimentata proprio durante i Laboratori e che ha consentito di proseguire il percorso senza interruzioni, confermando le evidenze scientifiche rispetto a questa opportunità di connessione: lo sguardo, il contatto, le emozioni, il nostro sentire attraversa ogni cancello, trasforma la biochimica del corpo e ogni istante diviene ricco di bellezza, gratitudine, apprezzamento, leggerezza.
I Sente-Mente® Caffè potranno consolidare nei carepartners la padronanza delle competenze sviluppate e sperimentate nel percorso dei Laboratori, prendendosi al contempo cura di se stessi e del proprio caro, lavorando per costruire il ben-essere e la felicità famigliare.
Di settimana in settimana, attraverso la creazione di un gruppo what’s app dedicato, i famigliari resteranno in contatto quotidiano con il Felicitatore che ispirerà a sperimentare degli strumenti e vivere le esperienze nella quotidianità di Vita a casa con il proprio caro o nella relazione con il proprio carepartner che vive in Casa per Anziani, per mantenere il focus sul percorso e sul sentire dei famigliari, che possono essere condotti nel rintracciare nuove possibilità quando attraversano un momento di particolare difficoltà.
Nei primi due incontri esploreremo insieme le possibilità per far scintillare il Natale con il proprio caro che vive in Rsa, con il proprio caro con cui si condivide la quotidianità, con il proprio caro che vive con una assistente famigliare e nel successivo come creare la miglior giornata di vita.

Attraverso i Sente-Mente® Caffè le persone che vivono con la demenza potranno, con i loro familiari, muovere i passi per la differenza come sostiene Hilary Doxford:“Io faccio parte di un gruppo di lavoro sulla demenza in continua crescita, composto da persone che come me, vivono con una diagnosi di demenza e vogliono fare insieme la differenza, possono ancora lavorare con e per le persone che vivono con la stessa situazione.”

Sia online, ma sopratutto negli incontri in presenza sono invitate a partecipare le persone che vivono con demenza insieme ai propri carepartner.

Per informazioni sulle modalità di partecipazione è possibile contattare:

  • Asaa
    info@asaa.it;
    tel. 0471 051 951
  • Anna Gaburri, Felicitatrice del Sente-Mente® Modello
    cel.349 6114166
    anna.gaburri@gmail.com

“Dobbiamo diffondere una cultura diversa per i carepartners, capace di “farli soffrire” meno di quanto già soffrono e capace di “dare” significati diversi all’evento demenza nel nucleo famigliare” esorta Letizia Espanoli, ideatrice del Sente-Mente® Modello.

I ns. consulent di psicologia, la dot.ssa Alice Panicciari e il dot. Michele Piccolin, ci hanno mandato un testo informativo per chi ci segue:

#viciniavoi nella fase 2:
lento ritorno alla normalità

Le disposizioni emanate dal Governo per fronteggiare il periodo di emergenza nazionale sono state fondamentali per ridurre i numeri del contagio a tutela della popolazione. Tuttavia, limitare le uscite ai soli casi di necessità ha portato inevitabilmente a isolare alcune categorie di persone più fragili, come ad esempio gli anziani.

Durante l’emergenza Covid-19, infatti, le persone della terza età e i loro caregiver si son trovati a dover affrontare alcune criticità importanti come la difficoltà di ricevere aiuto da persone di fiducia o badanti per garantire una qualche forma di autonomia all’anziano, oppure la difficoltà del familiare stesso di poter aiutare il proprio genitore o andare a trovarlo. Tuto questo ha portato molti anziani a sperimentare un profondo senso di solitudine e paura dell’abbandono, andando ad amplifcare ansie e paure percepite.

La fase 2 porta con sé le conseguenze dei molteplici cambiamenti che, se non affrontati con attenzione e tempestività, possono compromettere il benessere psicologico della persona e la sua qualità di vita. È importante, quindi, in questa fase di apertura graduale fornire un sostegno agli anziani e ai loro famigliari per accompagnarli ad una progressiva ripresa, ridimensionando paure ed angosce.

La persona anziana ha bisogno di focalizzarsi su argomenti positivi, non legati ad avvenimenti spiacevoli connessi al virus (ad esempio il numero crescente dei contagiati, delle vittime, e così via) ed essere aiutata a ritrovare il contato con la propria routine e gli interessi che ancora può coltivare. Fondamentale è inoltre aiutarla a tenere comportamenti corretti per la propria salvaguardia e salute.

Può essere, inoltre, utile stimolare la persona anziana a svolgere attività che gradualmente sta perdendo dedicandogli del tempo di qualità in modo da farla sentire utile e importante.

Un cenno infine va rivolto alla tematica del lutto e del fine vita, elemento che viene spesso espresso dall’anziano e che potrebbe emergere soprattutto in questo periodo di incertezza e instabilità. L’anziano ha infatti bisogno di parlare della propria visione della vita e della morte per elaborare un percorso di vita e trovare significato a lutto e perdite passate o recenti. Il famigliare può trovarsi in difficoltà ad affrontare questo tema con il proprio caro, ma può essere d’aiuto mantenendo un atteggiamento aperto al dialogo, accogliente e di ascolto.

Sulla scorta di queste riflessioni ASAA, in qualità di associazione da sempre vicina al mondo dell’anziano e di chi lo cura, ha attivato la campagna #viciniavoi per mettere a disposizione degli anziani e dei loro caregiver dei servizi progettati appositamente per loro, curati da professionisti esperti e pensati per riportare il sorriso sul volto di associati e interessati.

Informazioni e prenotazioni presso ASAA al N. Verde 800 660 561

#viciniavoi Elenco servizi ASAA (da scaricare)

Attività a distanza per le persone impossibilitate ad accedere alla sede ASAA 

  • Consulenze psicologiche a distanza tramite telefono, videochiamata whatsapp o Skype a caregiver o persone anziane 
  • Stimolazione cognitiva a domicilio tramite piattaforma Tandem da svolgere insieme al proprio caregiver (pacchetto di 10 sedute) e costantemente monitorata a distanza da uno psicologo 

Attività presso la sede ASAA

  • Consulenze di sostegno psicologico ad anziani e caregiver nel rispetto delle misure di distanziamento e prevenzione Covid-19 (igiene mani, pulizia ambienti, ricambio dell’aria, dispositivi di protezione individuale (DPI)) 
  • Screening cognitivo iniziale 
  • Stimolazione cognitiva alla persona anziana con patologia dementigena/ potenziamento cognitivo all’anziano 

Problematiche trattate:

  • Anziani in situazioni di solitudine o isolamento 
  • caregiver che hanno in carico una persona malata 
  • anziani/famigliari che hanno subito un lutto nel periodo Covid-19 
  • anziani o caregiver con difficoltà di ansia, panico o accumulo di stress 
  • Anziani che mostrano iniziali segni di deterioramento cognitivo e necessitano di un primo screening 
  • Anziani che desiderano attivare un percorso di potenziamento/stimolazione cognitiva per mantenere attive le proprie funzioni cognitive 

Articolo giornale Alto Adige, del 22.04.2020

scaricare l’articolo AltoAdige

Dalla sinistra alla destra Alex Podini e Ulrich Seitz

In questo periodo di pandemia e misure di contenimento dell’infezione, le famiglie dei malati di Alzheimer in Alto Adige si trovano ancora più isolate e ulteriormente private dei supporti esterni (centri diurni chiusi, attività sospese, assistenza domiciliare ridotta). Spesso i malati e i loro caregiver rientrano nella categoria delle persone fragili e particolarmente a rischio.

Le persone con demenza, infatti, sono prevalentemente, ma non solo, di età superiore ai 60 anni, appartenenti quindi alla fascia di età con più vittime causate dal Covid-19. Hanno quindi maggiori probabilità di contrarre la malattia perché meno in grado di adottare le misure necessarie a proteggersi e a ridurre il rischio di contagio tra chi gli sta intorno. Esse, infatti, potrebbero non ricordare di lavarsi le mani, probabilmente si scorderanno le tutele in caso di tosse, e potrebbero anche non riuscire a mantenere le distanze dalle persone infette. Possono inoltre soffrire di mal di testa, febbre bassa o tosse, senza riconoscerne i sintomi e senza essere in grado di comunicare ai loro caregiver che qualcosa non va. Potrebbero quindi avere bisogno di cure mediche immediate.
Se queste situazioni non vengono rilevate, potrebbero esporre gli altri al virus durante il periodo di tempo in cui è altamente contagioso. Inoltre, le persone in oggetto tendono ad avere comorbidità, anch’esse legate a una maggiore probabilità di morte con un’infezione da Coronavirus. “Chi assiste questi pazienti, che non hanno piena consapevolezza di quanto sta accadendo, vive una situazione difficile, deve affrontare problemi pratici – piani terapeutici da rinnovare, contatti col medico, gestione dei farmaci per i disturbi comportamentali – cercando di rimanere un punto di riferimento stabile per il malato”, sottolinea Ulrich Seitz, Presidente dell’Associazione Alzheimer Alto Adige. Lo smartworking è evidentemente impossibile per badanti. In questo periodo mumerose  famiglie, datrici di lavoro domestico non sanno esattamente come regolarsi, ricorda l’Associazione Alzheimer. Quali accorgimenti si devono prendere a tutela della propria salute e di quella della propria badante?

Domande su domande, che hanno reso necessario di intensificare il lavoro del gruppo di auto-mutuo-aiuto, con un’offerta di consulenza più ricca anche telefonica attraverso il numero verde 800660561, operativa ogni giorno dalle ore 7 alle ore 22. Attualmente registriamo da 20 a 25 chiamate al giorno, con episodi anche molto preoccupanti da tutto il territorio provinciale.

Quello che si evidenzia sempre di più, è secondo Seitz, il problema aggravato dall’impossibilità di mantenere una routine quotidiana, così importante per chi soffre di demenza, ora che sono chiusi i centri diurni che in qualche modo contribuiscono a organizzare la giornata dei pazienti, e in qualche caso non sono disponibili le badanti o altre figure di riferimento. Senza dimenticare l’ansia generata dalle notizie che arrivano. “E’ opportuno non lasciare il paziente solo a seguire telegiornali e notiziari, perché c’è il rischio che percepisca le informazioni come un pericolo imminente che lo riguarda direttamente“, spiega Seitz.  “Un altro problema è legato alle restrizioni sul movimento, difficili da accettare anche per noi che abbiamo un atteggiamento almeno parzialmente razionale“ . Per questi pazienti, a volte, la passeggiata quotidiana è un appuntamento importante, e il rischio è che la privazione accentui l’agitazione o le tendenze al vagabondaggio, che rendono necessari maggiori controlli per evitare che i pazienti possano uscire da soli. Altrettanto difficile spiegare che è necessario lavarsi le mani continuamente, ed evitare i contatti fisici ,“che sono molto importanti dal punto di vista emotivo, e nei casi più gravi indispensabili per l’assistenza “, sottolinea la neurologa. L’attuale Pandemia da Covid-19 rappresenta un fattore di rischio soprattutto per gli anziani perché sono più suscettibili alle infezioni,  Questo periodo di reclusione forzata non deve perciò cambiare le abitudini salutari. Una corretta alimentazione e lo svolgimento di un’attività fisica adeguata possono e devono restare la consuetudine: l’attività fisica può aumentare le capacità di difesa del sistema immunitario, perciò dovrebbe essere svolta abitualmente”.

Le richieste sono effettivamente diverse. Impossibile ipotizzare che nei casi più gravi queste persone vengano lasciate da sole, senza i loro famigliari o assistenti personali che conoscono, per esempio.

Un supporto molto importante di aiuto, anche economico per poter aiutare i casi più gravi con la messa a disposizione di consulenze/attività pratiche, è stato garantito dall’imprenditore Alex Podini, che da anni accompagna i progetti vari dell’Associazione Alzheimer attraverso Podini Holding con molta convinzione.  Ulrich Seitz è felice di questa partecipazione attiva, nonché amicizia particolare, anche perché i fabbisogni sono aumentati drasticamente in questa periodo di pandemia, soprattutto per le famiglie, dove si devono anche affrontare difficoltà per la cassa integrazione e per il pericolo di perdere il proprio lavoro, a causa della drammatica situazione economica, che si aggiunge ai già esistenti problemi socio-sanitari nei nuclei familiari in questione.

Badanti: famiglie altoatesine sempre più in difficoltà

Riceviamo molte richieste di aiuto sia da parte delle badanti che sono preoccupate per i contagi e per le tutele salariali sia dalle famiglie che non sanno come comportarsi in questa situazione di estrema difficoltà.

Con l’emergenza coronavirus e le forti limitazioni agli spostamenti i problemi, dai più banali come la possibilità per le badanti di andare a fare la spesa, ai più seri come gli spostamenti, sono venuti al pettine. Questi lavoratori rischiano di essere tra i più penalizzati. Cassa integrazione in deroga e fondo di integrazione salariale non sono previsti.

Se il rapporto di lavoro domestico prevede la convivenza, sia il datore di lavoro che il lavoratore devono avere il buon senso di attenersi alle regole dettate dal Governo per il rispetto di tutti i presenti in casa. Questo significa che si deve evitare in ogni modo di uscire di casa. Ad ogni modo, il datore di lavoro non può impedire al lavoratore di uscire, poiché né il datore di lavoro né il lavoratore può limitare la libertà dell’altro. Se non si è d’accordo su scelte o abitudini, per non rischiare il contagio, si consiglia di interrompere il rapporto di lavoro per giusta causa (o consigliare alla badante dimettersi in ferie), con evidenti problemi di coprire l’assistenza per le famiglie.

Proprio in questo periodo estremamente difficile per l’intera società e collettività, l`Associazione Alzheimer Alto Adige ASAA vuole sostenere ancora maggiormente le famiglie con pazienti affetti da demenza, anche per colmare il vuoto di informazione nel quale esse devono vivere. ASAA informa pertanto che estende il proprio servizio di telefono amico attraverso il numero verde perché il telefono nella sede di Bolzano, al momento, non può essere  attivo. L’Associazione da subito risponde al numero verde 800660561, non solo come finora, dalle ore 7 alle ore 19, ma dalle ore 7 alle ore 22, 7 giorni su 7. Questo servizio è ritenuto indispensabile per fornire consigli pratici, supporto ed aiuto psicologico, consulenze in materia legale, previdenziale, psicologica anche attraverso i canali della comunicazione moderna. Comunque, per non caricare troppo questa linea già molto impegnata, si invita la gentile clientela a mandare le proprie richieste via e-mail all’indirizzo info@asaa.it; i volontari dell’ASAA risponderanno al più presto possibile. Tante domande risultano anche dal fatto che la pubblica amministrazione ha dovuto interrompere una serie di servizi, per le disposizioni di sicurezza sul Corona Virus, da parte del Governo. Si ricorda però che sul sito alzheimer.bz.it si trovano già molte informazioni e consigli importanti, messi a disposizione da parte di alcuni membri del comitato esperti di ASAA. Il presidente ASAA Ulrich Seitz ritiene fondamentale collaborare anche con gli esperti dei gruppi di auto-mutuo aiuto preparati per sostenere i familiari che vogliono accudire i loro cari, ma si trovano in difficoltà.

Circolare esplicativa del ministero del lavoro

Circolare esplicativa min lavoro da scaricare

Purtroppo nella stesura del Decreto Cura Italia, all’art 24 sono citati i 12 giorni aggiuntivi solo per il comma 3 dell’art 33 della legge 104/92, per assistenza familiari,  e non per il comma 6, per i soggetti disabili, però gli oneri sono stati stanziati sia per il comma 3 che per il comma 6. La nota del ministero quindi è molto utile e autorizza „INPS“ affinchè nella circolare si possano aggiungere anche i soggetti disabili.

A seguito del DCPM atto a fermare il virus, siamo chiusi in casa, chiuse le attività, e non solo commerciali, ma anche i centri diurni o gli Alzheimer café, chiuse alle visite le case di riposo in cui risiedono molti anziani.

Il percorso dei Sente-Mente®Laboratori, nato grazie alla collaborazione con Associazione Alzheimer Alto Adige e dedicato ai familiari delle persone che vivono con la demenza e carepartner tenutosi presso la Casa di Cura Villa Sant’Anna a Merano da novembre 2019 a febbraio 2020,  avrebbe dovuto vedere la sua naturale continuazione con l’avvio dei Sente-Mente® Caffè, ma l’inizio degli incontri previsto per la metà di marzo è stato rinviato.

Sfumata nel giro di pochi giorni, anche l’idea dei “Sente-Mente® Caffè a domicilio” che erano stati avviati per “ovviare” alla “sospensione degli eventi pubblici” con l’intenzione della Felicitatrice Anna Gaburri di essere accanto alle famiglie.

Demenza e emergenza Covid-19: un sostegno arriva dal modello Sente-Mente®.

60 milioni di italiani sono alle prese con le misure restrittive anti Covid-19: tra queste molte famiglie di persone che convivono con la Demenza. Impossibilità di sostare accanto ai propri cari ricoverati, impossibilità di raggiungere le case protette se non per via telematica, centri diurni chiusi: queste sono solo alcune delle difficoltà che i carepatners stanno attraversando.

E le persone che convivono con la Demenza?

Difficile per loro capire le ragioni profonde di questo periodo di isolamento, la motivazione per cui la loro routine sta cambiando e non è possibile ricevere l’affetto diretto dei propri cari.

Mai come ora, le persone che convivono con la Demenza e le loro famiglie necessitano di un supporto concreto per sostenere il carico emotivo e consigli preziosi per ristrutturare le loro giornate.

In questo momento di isolamento e immobilità della maggior parte dei servizi alla persona, il modello sociosanitario e organizzativo Sente-Mente®, continua a tutelare il benessere di milioni di famiglie e persone che convivono con la Demenza residenti in tutta Italia. Gli esperti socio-sanitari del Sente-Mente® team, capitanati dalla fondatrice del modello Letizia Espanoli, hanno deciso di restare in prima linea nel supporto alle famiglie in difficoltà, e lo fanno lanciando il progetto #oltreledistanze #noirestiamoaperti. In questo momento, sono già milioni i carepartners che stanno ricevendo quotidianamente brevi video con indicazioni per avere cura di sé, del proprio caro e vivere al meglio la quotidianità. E non è finita qui, per i familiari più tecnologici, saranno sei le dirette facebook a tematica sanitaria ed assistenziale, che verranno trasmesse dal gruppo Facebook “Sente-Mente® per persone che vivono con la demenza ed i loro carepartners”.

Il progetto #oltreledistanze, prevede inoltre la possibilità di partecipare ad incontri individuali on-line prenotabili direttamente all’indirizzo email espanoli.letizia@gmail.com.

La Demenza non si ferma!

“In questo momento delicato dedicato al covid-19, io e il Sente-Mente® team scegliamo anche noi di non fermarci e di restarvi accanto: non siete soli!” questo l’accorato appello lanciato da Letizia Espanoli a tutte le famiglie.

https://m.youtube.com/playlist?list=PLTubVKcYYTHcW5cjt7LVEZoUunSVRgUlP

Isolamento e Wandering: una coesistenza possibile?

L’emergenza COVID-19 sta mettendo alla prova il nostro paese ed, in particolar modo, le famiglie che si trovano a far coesistere misure restrittive, come l’isolamento, con i comportamenti speciali del proprio caro che vive con la Demenza.

Tra i comportamenti unici delle persone con Demenza, uno in particolare, in questo delicato frangente, rischia di far rompere gli equilibri e la serenità familiare: sto parlando del wandering o vagabondaggio.

La comunità scientifica definisce il vagabondaggio come un disturbo, in particolare un disturbo del comportamento della persona che convive con la Demenza; il modello sociosanitario ed organizzativo Sente-Mente®, dove la medicina vede un “problema”, sceglie di cogliere invece una opportunità. L’opportunità di dare a questa manifestazione una lettura diversa, che profuma di attenzione, ascolto, rispetto verso la persona con Demenza e la sua storia di vita.

Quando la persona che convive con la Demenza, a causa delle sue difficoltà cognitive, non è più in grado di comunicare e far fronte in maniera efficace ai propri bisogni e desideri, le parole che non è più in grado di pronunciare si trasformano in atti, in comportamenti.

Il vabondaggio è una delle tante manifestazioni scaturite da “parole” non pronunciate, da esigenze, bisogni e desideri presenti, talvolta impellenti, ma difficilmente trasmissibili. Le manifestazioni comportamentali, il vagabondaggio, sono il linguaggio attraverso il quale la persona ci parla e ci racconta degli stati di piacevolezza o malessere che lo attraversano interiormente.

Teniamo presente che il movimento è un bisogno fondamentale: siamo fatti per muoverci!

Allora cerchiamo le strategie per dare valore al movimento, invece di cercare di bloccarlo o di far stare fermo l’altro (ripetere “stai fermo”, “dove stai andando?”, o “dove vuoi andare”, o sgridare può provocare re-azioni ed emozioni come rabbia, frustrazione, sentirsi ancora di più rinchiuso o sorvegliato)

Connettiamoci al nostro bisogno di muoverci per comprendere il loro!

– quando io esco di casa è perché sto andando a fare la spesa, al lavoro, ad incontrare una persona…le persone con demenza desiderano uscire proprio come lo desideriamo noi, vanno incontro ai loro desideri…ma “noi usciamo” e loro scappano, o sono in wondering questo fa parte dello stigma che si è costruito intorno alle persone che vivono con la demenza e che aumenta la preoccupazione dei familiari, ma anche degli operatori nelle Rsa e dei carepartner.

Proprio come noi, le persone che vivono con demenza si muovono per un motivo e sta a noi cercare di comprenderlo per rispondere al meglio al bisogno o desiderio “nascosto”!

Pensa anche solo al desiderio di alzarti dopo essere stato seduto per un po’ e ai doloretti che il nostro corpo ci fa percepire quando ci dobbiamo rimettere in moto perché abbiamo il desiderio di sgranchirci le ossa facendoci lamentare di essere stati “troppo seduti o fermi”!

Quando il corpo ha tanta energia da incanalare e le facoltà cognitive non sono di supporto, al nostro caro non rimane che..muoversi!

Quando il corpo è stanco, non trova pace e desidera giacere nel posto più caro che abbiamo al mondo chiamato “casa”, al nostro caro non rimane che..muoversi!

Muoversi per raggiungere l’oggetto dei propri desideri, muoversi per vincere la noia, muoversi per esprimere l’impazienza, una emozione impellente etc.

Muoversi può essere una manifestazione di re-azione a modifiche dell’ambiente, delle routine, delle relazioni, delle condizioni fisiche…

Tutte modificazioni che si stanno realizzando in questo periodo di emergenza COVID-19!

Questo camminare incessante, come un linguaggio da interpretare, richiede l’attenzione e la capacità del famigliare di porsi delle domande:

  • Il mio caro sta fisicamente bene? Ad esempio: No febbre, no dolori articolari, no afte in bocca etc.
  • forse il nostro caro ha bisogno di andare in bagno e dimostra questo bisogno fisiologico attraverso il cammino (muoversi mette in moto anche il nostro intestino!): offrire l’accompagnamento in bagno diventa una occasione anche per lavare le mani e dedicare un massaggio che aiuta la persona a rilassarsi…ma come offrire l’accompagnamento? (…sai…abbiamo fatto colazione da un po’…io ho proprio bisogno di andare in bagno, anche tu magari?…che ne dici se andiamo insieme?)
  • Ho modificato o si è modificato qualcosa nell’equilibrio dell’ambiente in cui vive il mio caro? Ad esempio: rumore dei vicini ora sempre presenti in casa, cambiamento di abitudini consolidate etc.
  • Qualcosa è cambiato nella routine della nostra relazione o della gestione dell’affetto di altri cari? Ad esempio: minori visite, uso di mascherine, mancato contatto fisico etc.

Attraverso questi spunti, potrebbe sorgere nella mente di qualche famigliare una riflessione importante che possa guidare i loro comportamenti.

Il vagabondaggio, nonostante le restrizioni a cui siamo sottoposti, è una manifestazione comportamentale che non può essere arginata. Essendo uno scarico di energia, il wandering deve trovare accoglimento nonostante la situazione in cui ci troviamo: questo significa che dobbiamo lavorare interiormente e nella pratica per saperlo accogliere.

  • il primo punto riguarda le calzature: assicuratevi che il vostro caro abbia ai piedi non ciabatte ma pantofole o calzature sicure, che tengano in sicurezza la caviglia e che gli possano evitare così rovinose cadute.
  • Se possedete un cortile privato, in cui la persona che convive con la Demenza possa camminare senza incontrare nessuno (in ottica di evitamento del contagio), sfruttatelo il più possibile. Poco importa se i vicini lo vedranno muoversi ripetutamente, lasciate che il vostro caro possa esprimersi liberamente.
  • Se il vostro caro ha invece la necessità di muoversi in casa è necessario predisporre l’ambiente affinché possa farlo in sicurezza.

È importante spostare i mobili che potrebbero essere di intralcio al suo camminare, attenzione ad eventuali specchi/lampade che potrebbe urtare, togliete, se potete, i tappeti affinché non diventino fonte di cadute ed attenzione ad alcuni detergenti per pavimenti che rischiano di rendere il suolo scivoloso.

Se volete potete lasciare tutte le porte aperte affinché il vostro caro possa prendere possesso e farsi spazio nell’ambiente. Al contrario, se una camera non è in sicurezza o non desiderate che venga visitata, ricordatevi di chiudere le porte.

Se presenti, sotto la vostra attenta supervisione, potrete utilizzare anche i perimetri dei balconi: una boccata di aria fresca e qualche raggio di sole sono un toccasana per il vostro caro!

  • potrebbe avere sete o fame (allora possiamo proporre un sorso d’acqua o un frutto, preparare insieme una tisana o un caffè); assicurati che la persona rimanga sempre ben idratata ed abbia a disposizione qualcosa da mangiare per evitare un calo delle energie.
  • Offritegli dei piacevoli pit stop, non solo per qualche spuntino bensì anche per una piacevole carezza.
  • valorizzate la passeggiata in casa: oltre a mettere in sicurezza la camminata (togliere tappeti, oggetti in cui potrebbe inciampare o con cui potrebbe farsi male), allo stesso tempo lasciare dei fuochi di interesse (una foto di famiglia, un quadro con un paesaggio, qualcosa che richiami il lavoro che faceva) e proprio come si farebbe all’esterno, si può passeggiare insieme all’interno osservando e raccontando cosa c’è, cosa si vede allacciandosi all’emozione legata a quel quadro (“è la chiesa dove ci siamo sposati…che emozione quel giorno!…);

parlare della casa e di quanto impegno si è messo per costruirla insieme;

osservare dal balcone o dalla finestra il panorama ascoltando i suoni della natura e, perché no, ascoltando il silenzio;

aprire la finestra e prendere una boccata d’aria respirando profondamente insieme contando fino a 4 mentre inspiro e fino a 4 mentre espiro;

osservare che le strade sono vuote e con calma spiegare perché;

lasciare che la persona possa muoversi ed esplorare l’ambiente, rimanendo seduti in un posto da cui è possibile vedere ciò che fa;

è fondamentale mantenere la propria calma interiore (loro sentono le nostre emozioni e ne sono influenzati);

questo nuovo modo di esplorare gli spazi farà vivere a tutti e due un modo nuovo di vivere la casa evidenziando le cose belle che ci sono!

Se volete comunicare con il vostro caro durante il suo camminare, ponetevi a fianco a lui come se passeggiaste insieme. Se non siete sicuri di essere ascoltati, utilizzate lo sguardo ed il contatto fisico, se gradito, finché il vostro caro vi intercetti. Se necessario, potevi di fronte a lui, ma con estrema attenzione ai modi: dolcezza e delicatezza la fanno da padroni per prevenire reazioni di paura o attacco.

Ponendosi in ascolto di questo speciale comportamento, nascosto tra le pieghe della difficoltà, si potrà cogliere l’opportunità di svelare quanto ancora si cela nel cuore dei nostri cari.

  • sperimentare momenti di ascolto della musica a 432Hz facilmente reperibili nei canali YouTube
  • porre molta attenzione all’utilizzo della televisione scegliendo i programmi da guardare tenendo ben presente che la persona con demenza può non comprendere a livello cognitivo l’informazione, ma oltre a sentire le emozioni e rispecchiarle, percepisce informazioni visive, suoni e il tono delle comunicazioni che possono scatenare reazioni. É bene scegliere con accuratezza cosa guardare insieme e per brevi momenti.

 

Sentiamo il carico dell’assistenza durante i momenti di vagabondaggio?

Occorre provare a modificare il punto di vista..

E se provassimo a trasformare la parola Wandering in Wonder-ing?!

La parole “Wonder”, in inglese, significa meraviglia! Stupore! Prodigio!

  • Coinvolgere nelle attività domestiche: lasciando dei punti di attrazione come delle tazze al lavandino da poter lavare o una bacinella per lavare un capo della biancheria con la saponetta, preparare sul balcone o in giardino dei vasetti e preparare per seminare delle piantine, o preparare insieme un impasto per fare il pane o la pasta a mano (manipolare un po’ d’acqua e farina, anche se si mette in bocca non fa male…o dei biscotti sbriciolati da mescolare con dello yogurt o ricotta per preparare un dolce), lasciare della biancheria da piegare…
  • possiamo scegliere la sua musica preferita e perché no ballare insieme quel walzer che piace tanto, proponendo così un modo diverso e piacevole per muoversi;
  • sperimentare momenti di ascolto della musica a 432Hz facilmente reperibili nei canali YouTube
  • porre molta attenzione all’utilizzo della televisione scegliendo i programmi da guardare tenendo ben presente che la persona con demenza può non comprendere a livello cognitivo l’informazione, ma oltre a sentire le emozioni e rispecchiarle, percepisce informazioni visive, suoni e il tono delle comunicazioni che possono scatenare reazioni. É bene scegliere con accuratezza cosa guardare insieme e per brevi momenti.

Sentiamo il carico dell’assistenza durante i momenti di vagabondaggio?

Occorre provare a modificare il punto di vista..

E se provassimo a trasformare la parola Wandering in Wonder-ing?!

La parole “Wonder”, in inglese, significa meraviglia! Stupore! Prodigio!

…per fronteggiare l’emergenza da Coronavirus

Per dare un aiuto concreto in questa situazione difficile il Comune di Bolzano e varie Associazioni della città stanno attivando dei servizi di sostegno. Qui di seguito ne elenchiamo alcuni. Vi preghiamo di diffondere queste informazioni.

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